VAL GRANDE

Il Parco Nazionale più selvaggio

Ho scoperto la Val Grande per caso, anni fa, sfogliando un libro che parlava di aree selvagge.

Siamo abituati a pensare che le aree selvagge siano lontano da noi, perlopiù oltreoceano e, tecnicamente, questa convinzione ha delle basi scientifiche che corrispondono a verità. Le aree selvagge così come definite dai conservatori della natura e dalle leggi che la proteggono, ovvero habitat che non sono mai stati intaccati dall’uomo fin dalla loro formazione, sono ormai pochissime nel vecchio continente europeo e posizionate nella parte nord, non alla nostra latitudine.

Ma malgrado le definizioni tecniche c’è una natura che percepiamo selvaggia, che ci riporta a quelle sensazioni pioniere, che ci sfida, ci mette alla prova allontanandoci dalla comodità e avvicinandoci a quel mondo che scava nel nostro istinto attraendoci come un richiamo ancestrale.

Si, esistono queste aree e una non è nemmeno così distante da casa: Benvenuti nel Parco Nazionale della Val Grande!

A fianco dell’Ente Parco

Da quando ho scoperto la Val Grande non ho mai smesso di frequentarla, esplorarla, studiarla e viverla!

Qualcosa mi attirava e continua a farlo tanto da volerci tornare più possibile, conoscerne l’intricato mondo e incontrarne i pochi abitanti. La Val Grande è un mondo ormai disabitato, circondato da borghi delle così dette “Terre di Mezzo” che, dai vari punti cardinali, offrono una porta di ingresso, oltrepassata la quale si è ad almeno un giorno e mezzo di cammino dai primi segni di presenza umana dall’altro lato.

In uno di questi borghi ho svolto il mio tirocinio in Comunicazione della Fauna, Ambiente e Paesaggio, nella sede dell’Ente Parco, a fianco dei ricercatori, dei comunicatori, dei naturalisti che ogni giorno gestiscono e proteggono questo scrigno di biodiversità.

Fatto tesoro di quella esperienza lavorativa, ricca di emozioni e sfide, sono orgogliosamente diventato, insieme ai colleghi della società di comunicazione ambientale Ecozoica S.r.l.s. che ho contribuito a fondare, consulenti dell’Ente come aiuto addetti stampa. Un lavoro affascinante che permette di divulgare quest’area, e solo la conoscenza permette scelte consapevoli di protezione e induce il rispetto nelle nuove generazioni.

La Val Grande mi ha insegnato un lavoro e non solo, è stata ed è sempre una maestra di vita.

Parco Nazionale della Val Grande, dove domina il silenzio

Sebbene negli ultimi tempi acclamati autori, videomaker, trasmissioni televisive italiane e d’oltralpe si siano appassionate alla Val Grande nella provincia del Verbano Cusio Ossola (meglio specificare perché di Val Grande ce ne sono altre nell’arco alpino), ancora molti devono scoprire il Parco Nazionale che porta il suo nome, confinante con Val d’Ossola ad ovest, Val Vigezzo a nord e le valli affacciate al Lago Maggiore a est.

Poco tempo fa si è festeggiata la ricorrenza del trentennale dall’atto costitutivo del Parco, atto che si prefiggeva la tutela della wilderness (per dirla come gli americani). Wilderness di ritorno come appunto la definiscono gli studiosi, frutto dell’abbandono della montagna da parte dell’uomo che per anni l’ha iper sfruttata.

Missione compiuta, se oggi infatti possiamo vantare la più grande area selvaggia delle Alpi, ma non è il solo primato della Val Grande: qui è nata anche la prima via ferrata delle Alpi Italiane, dedicata al troppo spesso dimenticato esploratore Giacomo Bove. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per un’avventura, quella vera e i motivi non sono limitati all’eccellenze citate.

La Val Grande non è come tutte le altre valli alpine, i più esperti se ne possono rendere conto guardando una mappa, ma niente è come esserci davanti, o meglio, “dentro”. Già perché qui in zona non si usa dire, come in tanti luoghi di montagna, “vado su in Val Grande” ma “vado dentro”. In quel “dentro” c’è tutto il significato dell’esperienza immersiva che aspetta l’escursionista nell’atto dell’esplorazione.

La Val Grande è densa, intricata, ad imbuto verso il centro della Terra come in un libro di Jules Verne. Sebbene sia presente abbondante segnaletica, ogni anno non mancano gli interventi per recuperare escursionisti dispersi perché basta una chiacchiera, una distrazione e il bosco fa il resto…ti ritrovi a guardarlo cercando segnali, che lui tenta di mandarti, ma ormai sono in una lingua che non capiamo.

Inquinamento acustico e luminoso non sono di casa. Qui il territorio è come una roccia metamorfica, i granelli si sono sedimentati uno sull’altro per poi distorcersi e contorcersi.

Gli ingredienti, i nostri granelli di sabbia del fondale primordiale, sono tanti: c’è il granello dei primi uomini ad aver inciso la pietra lasciandoci interrogativi ancora oggi, c’è quello che ha creato l’unico esemplare di gotico francese in Italia, la maestosità del Duomo di Milano; c’è quello del sovrasfruttamento del bosco con ingegno, metodo, fatica e (diciamocelo pure) poco rispetto; c’è quel granello lucente della culla della libertà durante la lotta al nazi-fascismo; c’è la fatica degli ultimi alpigiani “eroici” e poi c’è lei: Madre Natura, la forza metamorfica che cela, ricopre, mescola tutti gli elementi, ci induce alla ricerca, in un teatro che noi chiamiamo selvaggio.

Un’esperienza unica

La Val Grande non è più un paesaggio culturale ma non è nemmeno solo alberi. È una montagna che sa chi è stata e cosa è diventata.

“Entrare” vuol dire, con prudenza, cominciare a capire.

  • Sentieri Natura

  • Percorsi della Resistenza

  • Grandi Traversate

Vieni con me a scoprire la Val Grande con un progetto su misura!

Federico Chiodaroli

Federico Chiodaroli

+39 347 48 88 858

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